| CENTRO EMOFILIA - SERVIZIO EMOSTASI E TROMBOSI - REGGIO CALABRIA |
L'Emofilia A
L’emofilia è una malattia emorragica ereditaria dovuta all’assenza, diminuzione o alterata funzione del FVIII. L’incidenza è di 20 casi ogni 20.000 nati maschi ed è trasmessa col cromosoma X in forma recessiva.
Le alterazioni genetiche consistono in mutazioni puntiformi, a delezioni o a mutazioni che comportano la formazione di un codone di stop : in tale ultimo caso sembra implicato il codone arginina (CGA) che determina così una grave anomalia molecolare con FVIII:Ag non dosabile. Sono state comunque identificate moltre altre mutazioni puntiformi che determinano anomalie funzionali del fattore con ampia variabilità clinica; in sintesi le anomalie possono essere quantitative o qualitative (5%).
Accanto a tutte le possibili combinazioni genetiche è da tener conto della possibilità di comparsa sporadica della malattia per mutazioni puntiformi. La diagnosi di portatrice può essere posta sulla base di valutazioni di tipo anamnestico e dosaggio del FVIII; la diagnosi prenatale dalla biopsia dei villi coriali tra la 10 e 12 settimana di gestazione.
Il FVIII
è una glicoproteina che circola in minima quantità nel plasma (0.1-0.2 ng/ml)
con emivita di circa 12 ore legata ad una glicoproteina a struttura multimerica
(von Willebrand factor); possiede due attività funzionali : FVIIIC
implicato nell’emofilia che è attivato da basse concentrazioni di trombina e
inattivato da alte concentrazioni; FVIIIAg che risulta essere la proteina
vettrice dei determinanti antigenici e non viene influenzata dalla trombina. Il
FVIII è un cofattore plasmatico
della coagulazione (insieme al FV) ed interviene nell’attivazione del FX-àFXa
da parte del FIXa; per fare questo è necessario che esso stesso sia attivato da
piccole tracce di trombina.
Struttura e funzione
La funzione del FVIII nella via intrinseca della coagulazione è quella di cofattore nell’accelerare l’attivazione del FX da parte del FIX su una superficie fosfolipidica ed in presenza di Ca+. Studi sperimentali hanno evidenziato che la molecola del FVIII è sintetizzata in singola catena polipeptidica contenente delle strutture denominate domains A1-A2-B-A3-C1-C2 e dopo secrezione dalla cellula è processata in eterodimero consistente in una catena leggera carbossiterminale di 80 kDa legata ad una catena pesante aminoterminale di 200 kDa. La struttura in domini del FVIII è identica a quella del suo omologo FV: vi sono analogie nelle sequenze aa che arrivano al 40% tra i due fattori. Nel plasma la catena leggera del FVIII è legata da legami non-covalenti al sito primario di interazione con l’amino terminale del vWF. L’osservazione che l’Emofilia A offre protezione ad eventi cardioischemici e che elevati livelli di FVIII sono associati a eventi tromboembolici incentiva studi sui suoi meccanismi di regolazione. Benchè un monomero di vWF leghi una molecola di FVIII il rapporto di associazione tra i due, in vivo è di 1: 50 ; ogni variazione plasmatica di vWF è associata ad una variazione dei livelli di FVIII. L’infusione di vWF in pz carenti di vWF incrementa i livelli di FVIII allo stesso modo dei soggetti normali; la presenza di vWF aumenta l’emivita plasmatica del FVIII da 2-3 h a 12-14 h. Studi in vitro hanno dimostrato che il vWF regola l’atticità del FVIII attraverso meccanismi aggiuntivi :
· Il vWF impedisce l’attivazione del FVIII da parte del FIX ma non da parte della trombina.
· Il vWF impedisce l’inattivazione del FVIII da parte della aPC.
· Il vWF impedisce il legame del FVIII ai fosfolipidi ed alla trombina attivata piastrine.
Benchè il sito primario di interazione tra il FVIII ( res.1680-1689 e C2 domain) ed il vWF (res.1-272) siano stati identificati, i siti delle interazioni suddette non sono stati ancora identificati.
In vivo l’attività del FVIII è regolata da attivazione e inattivazione proteolitica. La trombina aumenta di circa 30 volte l’attività procoagulante del FVIII; l’attivazione coincide con la proteolisi di entrambe le catene leggera e pesante del FVIII ed il rilascio dal vWF. Il clivaggio dentro la catena pesante genera un polipeptide di 90 kDa e successivamente due polipeptidi di 50 e 43 kDa; contemporaneamente la catena leggera di 80 kDa è clivata per dar vita adun polipeptide di 73 kDa. In conclusione l’attivazione trombinica genera un eterotrimero formato da tre frammenti di 50, 43 e 73 kDa.
Il FVIII ed il FVIIIa sono entrambi inattivati dalla aPC che cliva i residui 336 e 562 sui due frammenti più piccoli e tale meccanismo, come risaputo, è di estrema importanza nell’economia della bilancia emostatica.
Diversi studi supportano la conclusione che la perdita dell’attività coagulante dopo attivazione trombinica è dovuta ad una reversibile dissociazione del frammento di 43 kDa dell’A2 domain: la specifica attività del FVIII porcino è 2 – 10 volte maggiore del FVIII umano e ciò correla da un più basso rapporto di dissociazione dell’ A2 domain.
Sulla base di queste ed altre conoscenze la prospettiva di studio dell’ingegneria genetica è quella di “costruire” molecole di FVIII migliorate agendo su alcuni punti :
· Modificazioni che migliorano l’espressione del FVIII ( FVIII con domain B parzialmente deleto denominato REFACTO ) i cui potenziali benefici sono : 1- la formulazione senza albumina 2- costruzione di molecola più piccola per cui minor volume 3- uso in profilassi
· Modificazioni che aumentano l’emivita del FVIII riducendo così somministrazioni e costi.
· Modificazioni che riducono l’immunogenicità del FVIII onde evitare lo sviluppo di inibitori: diversi studi hanno dimostrato che i più comuni epitopi che inducono sviluppo di inibitori sono localizzati nell’A2 domain e C2 domain.
· Sviluppo di composti attivi per via orale. Intal senso sono interessanti gli studi che hanno identificato i cambi conformazionali che alcune parti della molecola del FVIII determinano sul FIX: i domain A3-C1 e C2 (catena leggera) agganciano i fosfolipidi e l’EGF (epidermal growt-factor like) del FIX mentre l’A2 domain determina un cambio conformazionale del sito serin-proteasi del FIX che si lega col suo domain GLA (gamma carbossil glutammic acid) ai fosfolipidi di membrana. In tal modo è possibile ricavare peptidi “small” attivi per via orale che simulano tale azione.
Clinica
La malattia presenta una vasta etereogeneità
per le diverse anomalie molecolari; sulla base dell’attività dell’FVIIIC
riferita ad uno standard (100% = 1
U/ml di FVIII); in un soggetto normale l’FVIIIC oscilla tra 0.5 – 2.0 U/ml
(= 50 – 200%) per cui si considera E. grave per valori < 1%, moderata 1-4%
e lieve 5-25%.
Ematomi – Emartri – Ematuria – Compl.
Neurologiche – cisti ossee e pseudotumori…..
Laboratorio
PT e Plt nella norma . aPTT allungato secondo la gravità.
Valutazione FVIIIC cimentando plasma in esame con
plasma depauperato di FVIII.
Valutazione FVIIIAg mediante metodo
immunologico.
Dal raffronto tra questi due ultimi dosaggi è
possibile esprimere un giudizio di carenza quantitativa e/o difetto qualitativo
della molecola .
Terapia
La terapia dell’E. GRAVE è sostitutiva e
consiste nella somministrazione del fattore carente in
quantità e frequenza tali da raggiungere il livello plasmatico voluto in
ragione della gravità e sede dell’emorragia. I livelli
minimi di FVIIIC da raggiungere sono 30% (0.30Uml) per le emorragie lievi
e del 50% (0.50U/ml) per gli emartri, emorragie muscolari
e comunque gravi; per le emorragie cerebrali occorre
l’80-100%(1.0U/ml). Uno schema molto pratico è il seguente : 1 U di FVIIIC
infuso /Kg innalza del 2% (0.02U/ml) l’FVIIIC.
Formula
= livello desiderato (%) :2
* Kg del pz.
PRESIDI
TERAPEUTICI
·
Concentrati di FVIII da pool di
donatori liofilizzati, pasteurizzati e trattati al calore.
·
Concentrati di FVIII
porcino.
·
FVIII ricombinante.
·
FVII
ricombinante.
Circa
il 15% dei pz emofilici sviluppa senza apparente causa Ab anti FVIII (IgG); il
rischio di sviluppare Ab aumenta con il numero di trasfusioni fino ad un plateau
di 50-100 quindi diminuisce. Una volta comparso l’inibitore il titolo scende
se non si espone più il pz a infusioni fino a essere indosabile; la
riesposizione all’infusione di FVIII divide i pz in 2 categorie : LOW
responders e HIGH responders secondo se la risposta anamnestica è < o >
di 10 U Bethesda. Il sospetto clinico della comparsa di Ab si deve avere quando
c’è una ridotta efficacia della terapia, in tal caso occorre procedere alla
miscela 1:1 tra plasma in esame e plasma normale; il dosaggio degli inibitori
viene eseguito secondo il metodo “Bethesda” che consiste nell’incubare a
37° per due ore miscele diverse di plasma normale e plasma del pz; la miscela
che mostra un’attività pari al 50% contiene 1 U Bethesda di inibitore /ml; il
titolo equivale al reciproco della diluizione contenente 1UB.
TRATTAMENTO
DEGLI INIBITORI
La
comparsa di inibitori è attualmente la complicanza più temibile e la più
difficile da trattare. Nei “low” con UB < 5U sono sufficienti alti
dosaggi di FVIII per sopraffare gli Ab. Negli “high” tale comportamento è
addirittura dannoso per cui a parte vari tentativi con immunosoppressori,
plasmaferesi e IgHD con scarsi
risultati gli unici presidi validi
rimangono il FEIBA (Factor Eight Inhibitor Bypassing Activity) o Complesso
Protrombinico attivato e il FVII ricombinante.
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Ultimo aggiornamento: 28 marzo 2005