Centro Emofilia Servizio Emostasi e Trombosi - Azienda Ospedaliera Reggio Calabria
L'OMOCISTEINA
A cura del dr. Gianluca Sottilotta
Dirigente Medico - Specialista in Ematologia
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Pagina Iniziale
Misurazione dell'omocisteina
Terapia dell'iperomocisteinemia
Cause di aumento dell'omocisteina Omocisteina e Ictus |
Omocisteina e Malattia cardiovascolare. Raccolta bibliografica
Iperomocisteinemia e rischio cardiovascolare
Negli
ultimi anni si vanno accumulando sempre maggiori evidenze scientifiche su come
livelli clinicamente aumentati di omocisteina rappresentino un nuovo fattore
indipendente di rischio cardiovascolare che si può affiancare agli altri
fattori di rischio tradizionali o che può potenziarne gli effetti deleteri
sulla parete arteriosa. L’omocisteina
sembrerebbe indurre il danno vascolare interferendo con la produzione di acido
nitrico da parte dell’endotelio, determinando iperplasia delle cellule
muscolari lisce e aumentando la produzione di radicali liberi con conseguente
danno ossidativo e perossidazione lipidica, nonché interferendo con la funzione
piastrinica e incrementando la tendenza alla trombosi. L’iperomocisteinemia moderata come fattore di rischio atero-trombotico (2)
La più convincente dimostrazione della relazione causale tra iperomocisteinemia
e patologia trombotica origina dalla storia naturale della omocistinuria, una
malattia congenita caratterizzata dalla presenza di malformazioni (dislocazione
del cristallino), ritardo mentale ed insorgenza precoce di manifestazioni
trombotiche arteriose o venose, con caratteristiche istopatologiche di danno
endoteliale, proliferazione delle cellule muscolari lisce, progressiva stenosi
arteriosa ed alterazioni emostatiche suggestive di uno stato protrombotico. Una
notevole percentuale di soggetti omocistinurici per anomalie enzimatiche della
CBS è responsiva al trattamento con vitamina B6, passando da una condizione di
iperomocisteinemia severa (tHcy > 200 µmol/L) ad una condizione di
iperomocisteinemia moderata (tHcy < 50 µmol/L). I livelli plasmatici di omocisteina come predittori di ristenosi dopo angioplastica coronarica (3) La ristenosi rappresenta una limitazione dell'angioplastica coronarica percutanea. Lo studio, eseguito dal Swiss Cardiovascular Center di Berna, si è posto l'obiettivo di verificare se i livelli plasmatici di omocisteina avessero un ruolo nello sviluppo di ristenosi dopo angioplastica coronarica. Hanno partecipato allo studio 183 pazienti sottoposti ad angioplastica per almeno una stenosi maggiore o uguale al 50%.Il periodo di osservazione è stato di 6 mesi. I pazienti con ristenosi avevano più alti livelli plasmatici di omocisteina. I livelli di omocisteina risultavano correlati in modo significativo al diametro della stenosi durante il periodo di follow-up, specialmente per i piccoli vasi (< 3mm) sottoposti solo ad angioplastica a palloncino. La perdita del lume durante il periodo di osservazione era significativamente minore quando i livelli di omocisteina erano sotto il valore di 9 micromol. 1(-1) , così come l'incidenza di ristenosi (25,3% vs 50%, p < 0.001) e quella di eventi avversi cardiaci maggiori (15,7% vs 28,4% , p< 0.05). Da questo studio è emerso che i livelli plasmatici di omocisteina rappresentano un fattore predittivo di ristenosi e di eventi avversi cardiaci maggiori dopo angioplastica coronarica. |
Bibliografia 1) Iperomocisteinemia: un nuovo fattore di rischio cardiovascolare: Salute Europa del 3/4/2001 2)L’iperomocisteinemia moderata come fattore di rischio atero-trombotico: Omocisteina e metionina - G. D'Angelo - "omeonet" 3) I livelli plasmatici di omocisteina come predittori di ristenosi dopo angioplastica coronarica - Schnyder G et al, Eur Heart J 2002; 23: 726-739 da "cardiologia.net"
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