Centro Emofilia Servizio Emostasi e Trombosi - Azienda Ospedaliera Reggio Calabria

L'OMOCISTEINA

A cura del dr. Gianluca Sottilotta

Dirigente Medico - Specialista in Ematologia

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Omocisteina e Malattia cardiovascolare. Raccolta bibliografica

Iperomocisteinemia e rischio cardiovascolare (1)

Negli ultimi anni si vanno accumulando sempre maggiori evidenze scientifiche su come livelli clinicamente aumentati di omocisteina rappresentino un nuovo fattore indipendente di rischio cardiovascolare che si può affiancare agli altri fattori di rischio tradizionali o che può potenziarne gli effetti deleteri sulla parete arteriosa. L’omocisteina sembrerebbe indurre il danno vascolare interferendo con la produzione di acido nitrico da parte dell’endotelio, determinando iperplasia delle cellule muscolari lisce e aumentando la produzione di radicali liberi con conseguente danno ossidativo e perossidazione lipidica, nonché interferendo con la funzione piastrinica e incrementando la tendenza alla trombosi. L’iperomocisteinemia riveste, inoltre, importanti implicazioni nella riproduzione umana connesse al momento concezionale (aborti ripetuti), allo stato gravidico (patologie vasculodipendenti quali preeclampsia, difetto di crescita fetale, distacco di placenta) e alla menopausa. "I primi studi sull’aumento dell’omocisteina nel plasma come causa di aterosclerosi risalgono al 1969, in seguito all'osservazione di gravi lesioni vascolari in pazienti affetti da una malattia congenita, l’omocistinuria;  quest'ipotesi è stata in seguito confermata da numerose ricerche epidemiologiche che hanno provato che l’aumento di omocisteina rappresenta un fattore di rischio indipendente di aterosclerosi coronarica, cerebrovascolare e delle arterie periferiche, nonché di trombosi venosa. L’iperomocisteinemia è un’anomalia metabolica presente in un individuo su settanta. Inoltre più di un terzo dei pazienti con lesioni aterosclerotiche presenta un eccesso di omocisteina nel plasma. La prevalenza di iperomocisteinemia in pazienti con stroke varia dal 19 al 42%. Tutto ciò rende sempre più necessario raggiungere una prova certa sul fatto che la correzione del difetto metabolico con la supplementazione vitaminica sia di reale necessità nella prevenzione dell’aterosclerosi. E’ importante, infatti, valutare il ruolo che l’omocisteina svolge nella patologia vascolare al fine di ottenere dei risultati positivi con l’abbassamento dei livelli di omocisteina attraverso la prescrizione di una dieta a basso contenuto di metionina o la somministrazione di vitamine del gruppo B. Nonostante ciò, la maggioranza degli esperti afferma che è sempre opportuno correggere l’iperomocisteinemia con la somministrazione di acido folico e vitamina B6 e B12, in quanto, si tratta comunque, di un trattamento innocuo e di bassissimo costo".


L’iperomocisteinemia moderata come fattore di rischio atero-trombotico (2)

La più convincente dimostrazione della relazione causale tra iperomocisteinemia e patologia trombotica origina dalla storia naturale della omocistinuria, una malattia congenita caratterizzata dalla presenza di malformazioni (dislocazione del cristallino), ritardo mentale ed insorgenza precoce di manifestazioni trombotiche arteriose o venose, con caratteristiche istopatologiche di danno endoteliale, proliferazione delle cellule muscolari lisce, progressiva stenosi arteriosa ed alterazioni emostatiche suggestive di uno stato protrombotico. Una notevole percentuale di soggetti omocistinurici per anomalie enzimatiche della CBS è responsiva al trattamento con vitamina B6, passando da una condizione di iperomocisteinemia severa (tHcy > 200 µmol/L) ad una condizione di iperomocisteinemia moderata (tHcy < 50 µmol/L).
In tali soggetti il rischio di eventi trombotici è drasticamente ridotto, ma non del tutto annullato dal trattamento con vitamina B6.


I livelli plasmatici di omocisteina come predittori di ristenosi dopo angioplastica coronarica (3)

La ristenosi rappresenta una limitazione dell'angioplastica coronarica percutanea. Lo studio, eseguito dal Swiss Cardiovascular Center di Berna, si è posto l'obiettivo di verificare se i livelli plasmatici di omocisteina avessero un ruolo nello sviluppo di ristenosi dopo angioplastica coronarica. Hanno partecipato allo studio 183 pazienti sottoposti ad angioplastica per almeno una stenosi maggiore o uguale al 50%.Il periodo di osservazione è stato di 6 mesi. I pazienti con ristenosi avevano più alti livelli plasmatici di omocisteina. I livelli di omocisteina risultavano correlati in modo significativo al diametro della stenosi durante il periodo di follow-up, specialmente per i piccoli vasi (< 3mm) sottoposti solo ad angioplastica a palloncino. La perdita del lume durante il periodo di osservazione era significativamente minore quando i livelli di omocisteina erano sotto il valore di 9 micromol. 1(-1) , così come l'incidenza di ristenosi (25,3% vs 50%, p < 0.001) e quella di eventi avversi cardiaci maggiori (15,7% vs 28,4% , p< 0.05). Da questo studio è emerso che i livelli plasmatici di omocisteina rappresentano un fattore predittivo di ristenosi e di eventi avversi cardiaci maggiori dopo angioplastica coronarica.

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Bibliografia

1) Iperomocisteinemia: un nuovo fattore di rischio cardiovascolare: Salute Europa del 3/4/2001

2)L’iperomocisteinemia moderata come fattore di rischio atero-trombotico: Omocisteina e metionina - G. D'Angelo - "omeonet"

3) I livelli plasmatici di omocisteina come predittori di ristenosi dopo angioplastica coronarica - Schnyder G et al, Eur Heart J 2002; 23: 726-739 da "cardiologia.net"

 

 
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Ultimo aggiornamento: 05 maggio 2008