Centro Emofilia Servizio Emostasi e Trombosi - Azienda Ospedaliera Reggio Calabria

L'OMOCISTEINA

A cura del dr. Gianluca Sottilotta

Dirigente Medico - Specialista in Ematologia

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1 - Teorie patogenetiche del danno da iperomocisteinemia.

Nell'ottica di un alterazione del metabolismo della metionina, le cause possono essere diverse: innanzitutto su base genetica (carenze enzimatiche), e poi nutrizionale, endocrina, farmacologica o presente in particolari stati patologici. Da un punto di vista epidemiologico, quelle nutrizionali, cioè le carenze vitaminiche,sono le più frequenti.Veniamo ora alle conseguenze di un livello elevato di omocisteina nel sangue:l’iperomocisteinemia è un fattore di rischio accertato per la malattia aterosclerotica cardiovascolare, ma anche dell'ictus,della patologia occlusiva arteriosa e per la trombosi.
Molto probabilmente è coinvolta anche nel morbo di Alzheimer e nelle demenze vascolari. L'induzione del processo aterogenetico derivante da iperomocisteinemia è determinato dall'alterazione dell'endotelio e delle fibrocellule muscolari lisce, quindi un aumento dell'adesione endoteliale porterà ad un incremento della deposizione di LDL nella parete vasale, con formazione di Cellule Schiumose. Inoltre elevati livelli di O.interferiscono con la coagulazione con effetti protrombotici. C'è inoltre una iperOmocisteinemia tipica di pazienti anziani con deficit vitaminico, il cui aumento è correlato all'età, infatti gli anziani hanno una carenza di vit B 12 che possiamo correlare ad un aumento di A. Metilmalonico (MMA), tant'è vero che anche soggetti vegetariani presentano un alto livello di MMA e iperOmocisteinemia determinata da carenza di vit.B 12 ; da tenersi, quest'ultima sotto stretto controllo in quanto causa di danni neurologici. L'espressione del danno da iperOmocisteina si espleta in alcuni passaggi consequenziali:
- addensamento dell'intima
- aumento del turnover piastrinico e dell'attivazione piastrinica
- disfunzione endoteliale
- attivazione dei leucociti
- ossidazione dell'LDL e aumento della formazione di cellule schiumose per deposizione lipidica nella parete vasale, e proliferazione delle fibrocellule muscolari lisce.

L'Omocisteina forma aggregati con LDL che, catturati dai macrofagi nella parete vasale, li trasformano in cellule schiumose, le quali a loro volta generano radicali liberi. Questi ultimi promuovono l'ossidazione dell'LDL, l'aggregazione piastrinica e l'adesione dei monociti all'endotelio. La proliferazione delle fibrocellule muscolari lisce invece è direttamente collegata cin il rotolamento.la diapedesi e chemiotassi di Neutrofili e monociti. Inoltre l'Omocisteina agisce anche sulla reazione da protrombina a trombina, e quindi di formazione di fibrina favorendo lo status coagulante.
Un recente studio in pazienti con coronaropatia accertata, ha dimostrato una stretta correlazione,dopo 5 anni di follow-up, tra livelli di omocisteina elevati e mortalità totale: infatti pazienti con una Omocisteina inferiore a 9 µmo/I avevano una sopravvivenza del 93%, mentre con livelli superiori a 20 umol/1 la sopravvivenza scende al 63%.


2- Relazione tra Iperomocisteinemia e malattia di Alzheimer

Elevati livelli di "omocisteina" nel sangue possono predire un rischio doppio rispetto al normale di sviluppare il morbo di Alzheimer: ad ipotizzare il ruolo chiave dell'iperomocisteinemia nello sviluppo della malattia degenerativa mentale è uno studio di lunga data conosciuto come il "Framingham heart study". Le analisi sono state condotte per otto anni consecutivi su un totale di 1.092 soggetti, tra i 68 ed i 97 anni di età, senza demenza iniziale (667 donne, e 425 uomini, di età media 76 anni). Durante questo periodo 111 soggetti hanno sviluppato demenza, e tra questi, ad 83 è stata fatta diagnosi di malattia di Alzheimer. Il rischio di malattia di Alzheimer è quasi raddoppiato quando i livelli plasmatici di omocisteina risultavano maggiori di 14 micromoli per litro.Ciò ha consentito di ipotizzare che le persone con i livelli di omocisteina più elevati nel sangue corrono rischi doppi di sviluppare l'Alzheimer.Il rapporto pubblicato sul "New England journal of medicine" osserva come il tasso di omocisteina nel sangue è influenzabile dalla dieta: proprio come nel caso del colesterolo frutta e verdura, fornendo le vitamine del gruppo B ed acido folico, sono in grado di abbassare i livelli dell'aminoacido e di convertire la omocisteina in sostanze che non sono dannose.Tuttavia per poter stabilire se gli elevati livelli di omocisteina precedono l'esordio di demenza o sono il risultato di deficienze nutrizionali e vitaminiche associate alla demenza, è necessario disporre di ulteriori studi. Infatti lo studio sottolinea come i test non abbiano individuato una relazione di causa ed effetto diretta tra l'omocisteina e la malattia, ma una "forte associazione" tra la presenza dell'aminoacido e lo sviluppo della demenza legata all'Alzheimer.


3- Terapia del Parkinson e coronaropatie.

L’aumento dei livelli di omocisteina nel sangue è un fattore di rischio per le malattie coronariche oltre che per la demenza e la depressione. Nei pazienti affetti dalla Malattia di Parkinson si riscontrano elevati livelli di omocisteina derivanti dalla metilazione della Levodopa e della Dopamina.Tale processo di metilazione è attivato da un enzima, la Catecol O-Metiltrasferasi, che produce S-Adenosilomocisteina attraverso un processo chimico complesso.Poiché l’ S-Adenosilomocisteina è rapidamente convertita in omocisteina, la terapia con Levodopa può aumentare il rischio di vasculopatie per l’aumento dell’omocisteina nel sangue di questi pazienti.Allo scopo di determinare se l’aumento dell’omocisteina indotto dalla L Dopa sia associato ad un aumentato rischio di malattia coronarica e per determinare quale ruolo abbiano i folati e la vitamina B12 nel provocare l’iperomocisteinemia prodotta dalla L Dopa, è stato condotto uno studio su 235 pazienti affetti da Morbo di Parkinson.Di questi pazienti, 201 erano in trattamento con Levodopa, gli altri 34 non erano trattati con L-Dopa.Le conclusioni dell’indagine sono state le seguenti. La terapia con Levodopa , piuttosto che il Morbo di Parkinson, è causa di un aumento dell’omocisteina nel sangue di questi pazienti.Secondo gli Autori questa è la prima dimostrazione che l’iperomocisteinemia da terapia con Levodopa sia in grado di aumentare il rischio di malattia coronarica.La scoperta potrebbe avere ricadute sul trattamento dei pazienti con Malattia di Parkinson e ad alto rischio di malattia vascolare. ( Xagena2003 )


4 - L’iperomocisteinemia moderata

La più convincente dimostrazione della relazione causale tra iperomocisteinemia e patologia trombotica origina dalla storia naturale della omocistinuria, una malattia congenita caratterizzata dalla presenza di malformazioni (dislocazione del cristallino), ritardo mentale ed insorgenza precoce di manifestazioni trombotiche arteriose o venose, con caratteristiche istopatologiche di danno endoteliale, proliferazione delle cellule muscolari lisce, progressiva stenosi arteriosa ed alterazioni emostatiche suggestive di uno stato protrombotico. Una notevole percentuale di soggetti omocistinurici per anomalie enzimatiche della CBS è responsiva al trattamento con vitamina B6, passando da una condizione di iperomocisteinemia severa (tHcy > 200 µmol/L) ad una condizione di iperomocisteinemia moderata (tHcy < 50 µmol/L).
In tali soggetti il rischio di eventi trombotici è drasticamente ridotto, ma non del tutto annullato dal trattamento con vitamina B6.


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Bibliografia

1) Iperomocisteinemia: un nuovo fattore di rischiocardiovascolare: Salute Europa del 3/4/2001

2) Iperomocisteinemia e aumentato rischio di demenza e malattia di Alzheimer: Seshadri S et al, N Engl J Med 2002; 346: 476-483 da "e-neurologia.it"; Il Sole 24 Ore: 14/2/2002;

3) Uso della Levodopa nel  Parkinson e rischio di malattia coronarica: Vincenzo Nardozza da "xagena.it" ; Rogers JD et al , Arch Neurol 2003; 60: 59-64 

4)L’iperomocisteinemia moderata come fattore di rischio atero-trombotico: Omocisteina e metionina - G. D'Angelo - "omeonet"

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Ultimo aggiornamento: 05 maggio 2008